29 MARZO 2011 Mediteraneus, cioè “tra le
terre”. Come spesso accade sono proprio le etimologie a fornirci le
migliori spiegazioni di un dato fatto. Da sempre il Mediterraneo si distingue
nel suo essere culla di antiche e floride civiltà. In non più di 2,51 milioni
di km quadrati di superficie si estende una “terra comune”, che stringe
Francia, Italia, Spagna, Gibilterra, Albania, Grecia, Libia, Libano,
Turchia,Tunisia, Marocco, Egitto, Siria, Palestina, Israele, Bosnia,Slovacchia
e Slovenia, senza dimenticare le isole di Cipro e Malta. Un mare
intercontinentale che nei secoli è stato luogo d’incontro e scontro tra le
culture che vi si affacciano. Il suo essere centro vitale degli scambi
commerciali e delle comunicazioni, tanto nel passato, quanto adesso, lo ha reso
ambita preda dell’esterno. Certo, perché il Mare Nostrum oltre che possedere
straordinarie risorse naturali è soprattutto cerniera tra Europa, Africa e Asia.
Esso è il cuore pulsante che unisce tre continenti e, come spesso accade,
adesso soffre. Ancora una volta due fronti si contendono in nome della libertà,
di cui il mondo arabo è affamato. Un desiderio di libertà che ancora una volta
l’Occidente della democrazia si sente in dovere di sfamare. L’inizio del 2011
ha visto tutta la fascia meridionale del Mediterraneo infuocarsi di rivolte
contro i principali leader, ormai troppo chiusi in se stessi. Il vento di
libertà ha iniziato a spirare