IL SUD DEGLI EMIGRANTI ESISTE ANCORA

Alla fine del “700, a fronte dei viaggi
fatti in Italia Goethe scriveva della Campania e del Sud in genere: “Questo è
un paradiso abitato dai diavoli”. Adesso come nel “700 queste parole hanno lo
stesso valore e la stessa efficacia. Col suo pensiero lo scrittore tedesco
voleva trasmetterci l’idea d’un paese bellissimo: ricco d’una terra prospera, capace
d’infiniti frutti e pieno di luce accecante; dove il fragore dei mercati, il
vociare continuo di passanti e mercanti rendeva l’uomo conscio di sé e delle
sue capacità. In questo vortice di colori e suoni stanno gli abitanti, i
diavoli. Anime inquiete, caratteri ribelli, che spesso la legge la fanno da sé;
uomini accesi dal calore della terra su cui nascono. D’altronde è risaputo, il
gene di un popolo è dato largamente dalle caratteristiche ambientali in cui
esso nasce, cresce e si riproduce. Così è per noi meridionali e così è per
tutti gli altri. Ma se dello stivale noi siamo i diavoli è lecito dover
ammettere che i settentrionali ne sono gli angeli? Non è necessario cadere
nelle solite polemiche tendenziose; le statistiche insieme alle innumerevoli
esperienze di ragazzi che come me decidono di emigrare al Nord per la propria
carriera universitaria bastano a rendere chiaro un quadro generale. In Italia
negli ultimi decenni la fuga dei cervelli non ha riguardato unicamente le
grandi menti della ricerca che non avendo supporti finanziari si sono visti
costretti ad espatriare pur di fare il proprio lavoro, ma anche una miriade
infinita di ragazzi del Meridione che una volta preso il diploma si trovano di
fronte oltre che la già difficoltosa scelta del percorso universitario da
intraprendere anche la cruda verità: